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La psicoterapia diventa strategica
Come curare le fobie in breve tempo
Si chiama psicoterapia breve, strategica e sistemica e si propone di combattere disturbi come panico, disordini alimentari, fobie, paure e ossessioni. Il punto di forza di questo approccio terapeutico consiste nel risolvere il problema del paziente con un trattamento efficace in soli tre mesi, ma in alcuni casi si ottengono risultati già alla terza seduta, senza ricorrere all’utilizzo di alcun farmaco.
Sull’argomento si è svolto in questi giorni ad Arezzo il secondo convegno europeo, con ottocento esperti provenienti da tutto il mondo Le origini della Terapia Breve Strategica, spiega una nota, affondano nella retorica dei sofisti e nell'arte degli stratagemmi dell'antica Cina. Nei tempi più recenti la formulazione del modello strategico di psicoterapia breve si deve alla tradizione della Scuola di Palo Alto (Bateson, Jackson, Watzlawick, Weakland). In Italia è stato Giorgio Nardone, fondatore insieme a Paul Watzlawick del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, a proseguire le ricerche che hanno condotto alle moderne evoluzioni della terapia breve strategica verso una forma di avanzata tecnologia terapeutica.
La terapia strategica è un intervento che si propone di intervenire sul modo in cui ciascuno di noi costruisce la realtà che poi subisce. Un approccio di questo tipo non è soltanto un modello terapeutico, ma una vera e propria scuola di pensiero su come ognuno si relaziona con se stesso e con gli altri. La terapia ha come obiettivo il cambiamento delle prospettive percettive del paziente, a cui seguirà il cambiamento del modo di reagire e di comportarsi nelle situazioni problematiche. Il terapeuta, sin dal primo incontro, focalizza l'attenzione su come il disturbo presentato dal paziente si mantenga e si alimenti mediante le "tentate soluzioni" messe in atto dal paziente stesso e dalle persone intorno a lui. Il terapeuta studia poi come sia possibile interrompere questo circolo vizioso nella maniera più rapida ed efficace possibile.
L'intervento è di tipo attivo e prescrittivo: se questo funziona, i risultati si osservano fin dalle prime sedute. Se fallisce, si cambia strategia. Il terapeuta stabilisce una sorta di partita a scacchi con il paziente e i suoi disturbi, cercando, attraverso le tattiche di cui dispone, di aggirare le resistenze al cambiamento tipiche di ogni psicopatologia e di condurre il paziente a cambiare il suo modo di percepire la realtà e quindi il suo modo di reagire ad essa. L'uso di “stratagemmi terapeutici” ha lo scopo di far cambiare la percezione della realtà senza che il paziente dapprima se ne renda conto, per portarlo poi alla consapevolezza quando il cambiamento è avvenuto. E questo permette di ottenere risultati in maniera molto più rapida. Questo approccio inverte completamente la metodologia della maggioranza delle terapie che partono dall'idea che le persone devono diventare consapevoli delle cause dei problemi o della struttura dei problemi per affrontarli.
In base agli ultimi studi condotti dal gruppo di ricerca del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, che comprende 60 centri affiliati in tutta Italia, dal 2000 ad oggi su un campione di oltre 4.000 casi trattati, ben il 54% - con punte del 64.25% per alcune patologie specifiche - viene risolto in tre mesi di terapia. E per il 40% dei pazienti il problema si “sblocca” entro la terza seduta.
Secondo i dati forniti ad Arezzo i disturbi più diffusi sono i problemi di relazione, in particolare di coppia, e le fobie. Seguono i disturbi ossessivi compulsivi e paranoidi e subito dopo quelli depressivi. Il 64,8% dei pazienti è di sesso femminile: circa un terzo ha un'età compresa tra i 20 e i 40 anni.